E a volte…
alcune voci ritornano, perché nulla venga dimenticato
Questi discorsi sono stati letti l’8 maggio 2026
davanti al monumento ai caduti di Thorame-Haute
Mi ricordo il giorno in cui affissero i nomi davanti al municipio.
Era il 2 settembre 1939. La mobilitazione.
Della guerra avevo già sentito parlare.
Gli anziani parlavano ancora della guerra del 1914-1918.
Anzi, sembrava che parlassero soltanto di quella.
Ma io ero troppo giovane per capire davvero.
Prima di allora c’era stata l’estate.
Il fieno era stato sistemato nei fienili.
Avevamo sparso il letame dei ricoveri sugli appezzamenti.
Il grano era stato raccolto.
Ci sarebbe stato pane.
E abbastanza da nutrire il cavallo.
Non sapevo ancora che anche lui sarebbe partito.
Come noi.
Avevamo fatto tutto ciò che dovevamo fare.
Eravamo pronti per l’inverno.
Le nostre pecore sarebbero presto scese dagli alpeggi.
Quando ritornano, si sentono da lontano i campanacci degli animali…
Annunciano gli agnelli che nasceranno.
La vita che continua.
Verso il 15 agosto, il tempo cambia già.
Le cime si imbiancano.
Il sole scalda meno.
E poi arriva la festa di San Giuliano.
Il 22, il 23, il 24 agosto.
Per noi conta molto.
Fa parte delle nostre tradizioni.
L’orchestra… il suono delle fisarmoniche… il ballo…
Tutti sono presenti : giovani e anziani.
Si viene per ballare… e talvolta anche per incontrare qualcuno.
Io non sapevo.
Il 2 settembre, i nomi furono letti con gravità.
Il mio.
In quell’istante sentii il sangue scendere fino ai piedi.
Rimasi immobile. Come stordito.
Guardavo gli altri… senza davvero vederli.
In quel momento non sapevo
che non sarei mai più tornato,
e che mia madre non si sarebbe mai ripresa.
Ma tutto questo non sarà stato inutile.
Le mie montagne sono rimaste libere.
Speriamo che lo restino per sempre.
Anch’io ero lì. Dietro le gonne di mia madre.
Mi ricordo…
Mio fratello era diventato pallidissimo.
E nessuno parlava più.
Non capivo davvero ciò che ci stava accadendo.
Noi, abitanti di Thorame… contadini per la maggior parte…
Era come se il nostro mondo fosse appena scomparso all’improvviso.
Qualche giorno più tardi, prima di partire, mio fratello si chinò verso di me…
come faceva ogni sera.
Mi baciava sulla fronte, perché facessi bei sogni.
Ma quel giorno… mi disse :
« Nans, adesso sei tu l’uomo di casa.
Abbi cura della mamma. »
Non risposi nulla.
Non sapevo cosa dire.
Sono le ultime parole di mio fratello.
Risuonano ancora oggi nel mio cuore.